Allarme terrorismo? No lepri

Linate chiude per caccia alla lepre

MILANO - L’aeroporto milanese di Linate chiuderà domenica per tre ore dalle prime luci dell’alba alle 8 per “cattura delle lepri”.È la prima volta che accade. Tre ore nelle quali circa duecento addetti delle squadre specializzate e volontari tenteranno di dare la caccia a un’ottantina di esemplari del prolificissimo mammifero dell’ordine del lagomorfi, che, da mesi, secondo l’assessorato alla Sicurezza della Provincia di Milano, minaccia la sicurezza degli aerei, invadendo le piste e mandando in tilt i radar di terra.
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“Solo nelle ultime due settimane – precisa l’assessore Alberto Grancini – due lepri sono finite sotto le ruote di due velivoli da turismo, con il rischio concreto di provocare gravi incidenti, durante le operazioni di decollo e di atterraggio”. La decisione, concordata con la Sea, la società del Comune di Milano che gestisce gli scali aeroportuali milanesi, mette fine a un braccio di ferro durato mesi . “Quest’anno – ammette in una nota la società – a fronte di un anomalo aumento del numero delle lepri che vivono nelle zone limitrofe al sedime aeroportuale, è stata programmata una battuta eccezionale per la quale sarà necessaria la chiusura dell’aeroporto dalle 5 alle 8″.

Le battute precedenti, infatti, quando lo scalo era rimasto aperto, non hanno raggiunto i risultati sperati. E le lepri hanno potuto continuare a scorazzare praticamente indisturbate sulle piste. La Sea minimizza. “Questo tipo di intervento, a carattere preventivo, viene effettuato annualmente in tutti gli aeroporti, al fine di evitare il rischio di impatto tra aeromobili e animali selvatici”. Ma l’assessore Grancini ribatte: “Secondo le nostre stime – le lepri sono ormai diventate oltre ottanta. Il nostro è un intervento a tutela della sicurezza dell’aeroporto non più rinviabile, tenuto conto che questi animali spostandosi mandano in tilt i radar di terra, facendone scattare gli allarmi”.


L’operazione, autorizzata dall’istituto nazionale della fauna selvatica, inizierà già dalla mattinata di sabato, quando saranno posati attorno alla pista e al piazzale dove parcheggiano gli aerei ben 4 chilometri di rete e pali di sostegno. Domenica, invece, scatterà la caccia vera e propria. Una volta catturati, le lepri saranno collocate e poi trasportate in apposite cassette di legno nelle “zone a tutela” gestite dalla Provincia di Milano come oasi di protezione o zone di ripopolamento e cattura, dove vige il divieto assoluto di caccia.

I dodici voli previsti, invece, in quella fascia oraria saranno riprogrammati nelle ore successive, in accordo con le singole compagnie, che provvederanno a contattare i rispettivi passeggeri per informarli sull’operatività dei voli.
Andrea Montanari

13 giugno da www.repubblica.it

Pubblicato in:  on Giugno 13, 2007 at 11:48 am Lascia un Commento

Troppa tv per Robin Ninja

Improbabile ladro derubava agricolotori 

ROVIGO - La sera si preparava per il colpo: abito da ninja, arco e frecce (faretra sulle spalle e coltello legato ad una gamba). Poi depredava gli agricoltori della campagna rodigina e ferrarese. Le razzie per Igor Vaclavic, 31 anni, si sono però concluse quando i carabinieri di Rovigo l’hanno arrestato.

Le sue rapine avevano creato un allarme sociale tra gli agricoltori, intimoriti dal suo abbigliamento (tutto di nero, compresa la bandana in testa) e dall’improvvisa apparizione nelle loro case del russo, che con un armamentario medioevale li obbligava a cedere oro e denari. Lui li teneva a bada con la freccia sull’arco teso. Agiva con l’imbrunire aveva già colpito cinque volte secondo le denuncie. L’ultima pochi giorni fa ai danni di una famiglia in un’azienda agricola di Santa Maria Maddalena (Rovigo).

Ieri sera ha riprovato, ma i due anziani agricoltori hanno reagito facendo fuggire il malcapitato. I carabinieri, che già da tempo perlustravano la campagna senza successo, hanno fatto una battuta più incisiva scoprendo l’uomo in un casolare abbandonato, dove si era rifugiato sperando di svanire come Robin Hood, il suo mito. «Nella mia carriera – ha detto un alto ufficiale – ho visto di tutto, ma questa mi mancava».

12 giugno da www.lastampa.it

Pubblicato in:  on Giugno 12, 2007 at 2:52 pm Lascia un Commento

Napoli, Tirana ti batte

Manolesta ruba l’orologio al presidente USA

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12 giugno 2007 da www.repubblica.it

Pubblicato in:  on at 2:43 pm Commenti (1)

Genio del marketing

Il re dei detenuti: Fabrizio Corona si racconta

ROMA – «È stata dura ma l’ho presa bene: 80 giorni sono troppi, ma 15 farebbero bene a tutti», dice Fabrizio Corona, che ha affidato il diario della sua prigionia al settimanale “Diva e donna”. «Sono stato in un carcere sovraffollato, con condizioni disumane, vitto immangiabile e scarafaggi: nel mio raggio eravamo 400, solo 15 italiani». E afferma: «Sono diventato l’idolo dei detenuti, ora mi occuperò di loro e organizzerò un evento in carcere a settembre». corona

«Non ho mai ceduto al pianto, semmai scoppiavo di rabbia. Mi sono solo commosso parlando al telefono con mio figlio: gli ho detto che papà era per lavoro in Messico». E ancora: «A San Vittore ho pregato molto, ho conosciuto un prete straordinario e fatto amicizie che non dimenticherò mai».

L’agente dei fotografi indagato nell’inchiesta di Vallettopoli ha poi raccontato i suoi trucchi per abbronzarsi, per fare palestra, per mangiare bene. E l’incontro con la moglie Nina Moric: «Tornato a casa, ho cacciato tutti e siamo rimasti soli io e lei: siamo stati travolti da una passione che non conoscevamo più da tempo». Voglia di cambiare? «Io sono fatto così, sono un vero “tamarro” e mi piaccio: dentro mi ero ripromesso di cambiare, ma non so se ci riuscirò».

6 giugno 2007 da www.lastampa.it

Pubblicato in:  on Giugno 6, 2007 at 2:15 pm Commenti (1)

Torna gola profonda?/2

Larry Flynt vuole un nuovo scandalo

larry flintWASHINGTON – Si tratta di dare una prova di coraggio ma è anche una bella occasione di visibilità che farà gola a molti e infatti il rischio è che, a presentarsi, siano soprattutto millantatori. Ma tant’è. Larry Flynt ci riprova, e lancia la provocazione dalle pagine del Washington Post. Anzi, da una pagina, acquistata a pagamento, sulla quale piazzare la domanda delle cento pistole: “Avete avuto un rapporto sessuale con un membro del Congresso o con un alto esponente del governo?”. Chi può, o chi sa, alzi la mano. Ricompensa: un milione di dollari.

Insomma, cercasi scandalo disperatamente. A luci rosse, s’intende, perché di null’altro si occupa, da sempre, colui che da bambino poverissimo nel Kentucky degli anni Quaranta, poi operaio di una fabbrica della General Motors, poi oscuro gestore di locali di spogliarello nell’Ohio si è ritrovato a capo di un impero editoriale fondato sulla pornografia, in testa la rivista Hustler. Larry Flynt, per l’appunto. Oggi 65enne, una carriera di successi e scivolate brusche, processi per oscenità che hanno appassionato l’America. Una vita che il regista Milos Forman ha fatto diventare film, The People vs. Larry Flynt, nel 1996, coprodotto da Oliver Stone.

Per una storia che sconvolga il mondo politico di Washington, Flynt è disposto a pagare bene. Ma non è nuovo a iniziative del genere. Un’offerta simile la fece già nel 1998. Sempre per un milione di dollari. Ma più mirata: chiedeva scandali che coinvolgessero esponenti dei repubblicani. “In momenti disperati – spiegò l’editore – si prendono misure disperate”. All’epoca, gli Stati Uniti erano nel pieno della bufera per la liason tra l’allora presidente Bill Clinton e la stagista Monica Lewinsky.

Un numero di Hustler uscì con il titolo The Flynt Report. Mesi dopo, l’editore sostenne di avere prove sufficienti per svelare storie di sesso, che coinvolgevano un paio di repubblicani pronti a votare l’impeachment per il presidente Usa. Le sbandierate prove, tuttavia, non vennero mai alla luce. Anche se Hustler viene ancora oggi ritenuta la causa principale delle dimissioni date, all’epoca, da un repubblicano della Louisiana, Bob Livingston, che era candidato a diventare lo speaker della Camera.

3 giugno 2007 da www.repubblica.it

Pubblicato in:  on Giugno 4, 2007 at 1:07 pm Commenti (1)

“Dico” a Teheran

Un contratto a tempo determinato per condividere la sessualità

Nella repubblica di Ahmadinejad la disoccupazione ha raggiunto il 25% e ogni anno 150 mila giovani lasciano il Paese in cerca di lavoro e libertà. Per risolvere i problemi ed evitare che le tensioni sociali sfocino in disordini, il ministro degli Interni Pour-Mohammadi ha invitato i giovani a contrarre matrimoni temporanei. La dichiarazione fa tornare alla ribalta una pratica promossa sia dall’ex presidente Rafsanjani sia dall’ayatollah Khomeini, che ne aveva esaltato i vantaggi persino tra i seminaristi della città santa di Qom.

«Durante il conflitto con l’Iraq, i politici iraniani invitavano gli uomini a sposare le vedove di guerra e quindi a farsene carico. E chiedevano alle iraniane di non far le schizzinose e unirsi in matrimonio ai reduci anche se invalidi», spiega l’antropologa Shahla Haeri, autrice del saggio «Law of desire». Il titolo è evocativo: il matrimonio temporaneo è infatti a fini sessuali, mentre quello permanente è volto principalmente alla procreazione. I giovani non riescono a convolare a nozze e quindi a soddisfare i propri bisogni sessuali all’interno di una cornice religiosa? La soluzione, tutta sciita e iraniana, viene dal matrimonio temporaneo, che non ha bisogno di particolari cerimonie. Può avere la durata minima di un’ora e arrivare fino a 99 anni: nel primo caso è assimilabile alla prostituzione, nel secondo è sinonimo di amore infinito. Chiamato in arabo mut’a e in persiano sigheh, fu vietato dal secondo califfo Omar nel VII secolo d.C. ma gli sciiti hanno continuato a praticarlo.

«Le caratteristiche del matrimonio temporaneo sono due: la durata e la somma di denaro o beni che il marito si impegna a versare alla moglie in cambio della disponibilità sessuale. In mancanza di uno di questi elementi si tratta di un’unione a tempo indeterminato», precisa la studiosa Haeri. Il matrimonio temporaneo garantisce maggiori libertà alla donna: «Vive a casa propria, esce senza chiedere il permesso e può lavorare, ma deve essere disponibile quando il marito la cerca». Da parte sua, l’uomo non ha particolari obblighi finanziari nemmeno quando la donna dovesse restare incinta, a meno che siano stati presi accordi diversi. I figli sono legittimi ma di fatto molti iraniani non se ne fanno carico, anche per non farsi scoprire dalla legittima consorte. Gli iraniani sono autorizzati ad avere tutte le sigheh che vogliono, considerate alla stregua di amanti e dunque invisibili al resto della famiglia.

«In questo gli iraniani non sono troppo diversi dagli italiani», commentava sornione qualche tempo fa l’ayatollah Sanei durante una conversazione a Qom: «La moglie temporanea è compagna e amante». Certo, per le donne è sempre meglio un matrimonio in piena regola. E infatti per molte il sigheh è un compromesso nella speranza di trasformare questa unione in un contratto a tempo indeterminato. La condizioni di moglie temporanea è in genere tenuta nascosta agli estranei soprattutto tra i ceti più popolari, dove le tradizioni sono più radicate. Del sigheh si vergogna infatti la signora che di mestiere fa la badante, in Iran, ma non la ragazza dell’alta borghesia. teheran

Può sembrare strano, ma a contrarre più facilmente il sigheh sono sempre più spesso le giovani benestanti: non hanno voglia di impegnarsi in un’unione definitiva, coinvolgendo le famiglie. Non considerano più la verginità fondamentale e in ogni caso hanno denaro a sufficienza per farsi ricucire l’imene in una clinica privata pagando l’equivalente di poche centinaia di euro. Per loro il matrimonio temporaneo, contratto davanti a un mullah per avere un pezzo di carta da mostrare alla polizia religiosa, è un modo per andare a fare il fine settimana tranquilli.

Il sigheh è quindi diventato un business. A Teheran un’agenzia viaggi offre soggiorni sul Mar Caspio e, incluso nel prezzo, il matrimonio temporaneo registrato da un religioso. Un quotidiano ultraconservatore si è lamentato del lassismo. Ma ci si dimentica troppo spesso che sono proprio i mullah a ricorrere per primi a queste unioni, specialmente nei pressi dei mausolei. E non certo per amore.

FARIAN SABAHI

4 giugno da www.lastampa.it

Pubblicato in:  on at 9:45 am Commenti (1)

1984/2

Telecamere-elicottero sorveglieranno discariche e cantieri abusivi, ma anche strade e piazze

MILANO — È silenziosa, quasi invisibile, viaggia anche di notte. E pure al buio, vede e registra. La chiamano elicottero- spia, ma in realtà assomiglia più a un disco volante. Le quattro eliche ronzano appena quando si alza in volo. E il profilo è talmente sottile che, già a trenta metri d’altezza, si confonde nel paesaggio. Ha una microtelecamera nella pancia. Scatta foto e incamera filmati: per controllare il traffico e, soprattutto, per missioni di sicurezza. Nelle prossime settimane la telecamera volante inizierà a gironzolare nel cielo sopra Milano. È la trovata più futuristica per i sistemi di sicurezza nelle metropoli. Dall’altra parte, incarna l’incubo di una città sotto controllo continuo.

La tecnologia è quella dei «droni» militari, velivoli senza pilota usati per operazioni di guerra o spionaggio. I due elicotteri- spia acquistati dal Comune di Milano andranno a integrare un sistema di videosorveglianza talmente esteso e capillare che, tra le metropoli europee, è paragonabile solo a quello di Londra. Le telecamere in volo si comandano come un videogame. Tanto che l’Air Force americana sta pensando di reclutare piloti della X-Box generation, ragazzini che abbiano passato anni e anni a smanettare con le consolle. È questo il primo problema per i tecnici milanesi: l’addestramento. Le esercitazioni sono in corso, a breve partiranno le prime operazioni. Obiettivo: sorveglianza e ricognizione su discariche abbandonate, cantieri abusivi, zone degradate delle periferie, strade e piazze. L’impiego durante le manifestazioni per il momento non è previsto. Sperimentazioni di velivoli spia in città sono partite lo scorso marzo anche a Liverpool, su indicazione della polizia inglese, che spera di impiegarli come strumento di indagine. Il produttore è lo stesso degli elicotteri milanesi, un’azienda tedesca. E anche i modelli sono identici: un profilo rotondo con diametro di 80 centimetri, un corpo centrale con la telecamera, mezz’ora di volo per ogni batteria.

Peso: un chilo e mezzo. Per montare e smontare il velivolo si impiegano dieci minuti e i pezzi si trasportano in una valigia che ingombra quanto un grosso zaino. Raggio d’azione: fino a 500 metri dal punto di comando e 150 metri in altezza. «Senza uomini non si fa nulla — spiega il vice sindaco, Riccardo De Corato — ma le nuove tecnologie sono fondamentali per fornire strumenti che vadano oltre le attività classiche di investigazione. In questo Milano è all’avanguardia». È anche la città più videosorvegliata d’Italia. Solo il Comune, con un investimento di 60 milioni di euro negli ultimi anni, ha installato e gestisce 700 telecamere. Tutte collegate con la centrale operativa dei vigili, a disposizione di polizia e carabinieri. Poi ci sono altri 1.300 occhi elettronici nelle 3 linee della metropolitana. Più gli impianti privati di banche, centri commerciali, gioiellerie. I due elicotteri spia andranno a integrarsi in questo sistema, trasmettendo le riprese in diretta sia a una postazione mobile (furgoni equipaggiati con pc e monitor), sia al cervellone centrale. Con un’ulteriore possibilità di impiego, il monitoraggio delle strade: «In una città complessa come Milano — spiega l’assessore alla Mobilità e ambiente, Edoardo Croci — abbiamo puntato sulle tecnologie avanzate per la gestione del traffico. Un esempio è l’area intorno allo stadio di San Siro, che in occasione di partite e concerti richiede di monitorare il deflusso di 80 mila persone».

Gli elicotteri spia sono radiocomandati, ma possono viaggiare anche grazie a un controllo satellitare. Percorsi precisi tra i palazzi. Appostamenti tra gli alberi dei parchi. «Indipendentemente dalle divise che vedono — conclude De Corato — i cittadini devono sapere che il controllo c’è». Dall’anno scorso, prima città al mondo, gli elicotteri spia sono impiegati a Los Angeles. Qualcuno ha sollevato dubbi sulla privacy contro le spy in the sky: «Che società sarà se la polizia potrà guardare in tutti i giardini delle nostre case?». Ha risposto il capo dell’ufficio dello sceriffo: «Già oggi non potete andare in alcun luogo, dall’ufficio al supermarket, senza che ci sia una telecamera ad osservarvi».
Gianni Santucci

04 giugno 2007 da www.corriere.it

Pubblicato in:  on at 9:37 am Commenti (1)

Il giornale risponde ai lettori

Dal quotidiano veronese “L’Arena” di giovedì 31 maggio 2007, lettere pag. 46

Razzismo
Notizie
e pregiudizi

Gentile redazione,
è interessante come alcune sfumature cambino totalmente il vostro modo di dare le notizie. Una donna italiana viene investita da un’auto guidata da un rumeno e la notizia è esposta nelle locandine all’esterno delle edicole.
A nazionalità invertite, la notizia finisce a pagina 19, e gli articoli si concentrano sul dramma del giovane investitore e sul problema della prostituzione.
Come il povero ragazzo italiano, non credo che nemmeno il rumeno abbia ucciso di proposito, ma per lui non c’è stata nessuna comprensione. E cosa ha relegato la notizia della morte di una giovane di 22 anni a metà giornale? Il fatto che fosse rumena o quello che fosse una prostituta?
La vena razzista della vostra linea editoriale non fa che palesarsi ogni giorno di più.
Giovanni Gallio

Verona

Le rispondo con l’articolo 3 della Costituzione che recita: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale… senza distinzione di razza». L’unica razza che esiste per noi è quella umana. Il resto, al massimo, è geografia. Tenga conto poi che con Internet ci leggono anche sui Carpazi e i giornali di quelle splendide terre riprendono le notizie che riguardano i loro connazionali. Come è già accaduto, quando i fatti di sangue li hanno riguardati. E allora ci segua sempre con attenzione e affetto.

pagina pdf

[ndr. grazie giorgia]

Pubblicato in:  on Giugno 2, 2007 at 4:46 pm Lascia un Commento

Viva la sincerità, e grazie!

Copiare? Lo faceva anche Montezemolo

MILANO — C’è una speranza per tutti. Anche per chi non ha molta voglia di studiare e a scuola, o all’università, si presenta carico di biglietti, bigliettini, appunti nascosti e tutti i possibili ritrovati, anche elettronici, per copiare compiti in classe ed esami. La speranza l’ha data ieri mattina Luca Cordero di Montezemolo agli studenti dell’università Luiss di Roma: «A scuola ero campione mondiale di copiatura e questo dimostra che anche chi copia ha speranza», ha detto il presidente di Confindustria. E nella platea di studenti in molti hanno tirato un sospiro di sollievo pensando alla propria media voti, ora che gli esami di fine sessione stanno per iniziare.

«Credo di non avere rivali per tecniche e sofisticatezza », ha proseguito Montezemolo nel suo outing scolastico. «Trovavo sempre il modo per mettermi vicino a uno bravo e generoso che mi permettesse di copiare». Probabile che Montezemolo scherzasse sui suoi trascorsi da studente, d’altra parte si è laureato in Legge alla Sapienza di Roma con il massimo dei voti, 110 con lode. Però, la speranza rimane e il presidente degli industriali non è il primo a nobilitare l’arte della copiatura. Lo scrittore Claudio Magris, per esempio, qualche anno fa sul Corriere scrisse L’elogio del copiare: «Copiare e fare copiare è un dovere, un’espressione di quella lealtà e di quella fraterna solidarietà con chi condivide il nostro destino. Passare il bigliettino al compagno in difficoltà insegna a essere amici di chi ci sta a fianco». Lealtà e fraternità alle quali si era votato anche l’attuale Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, che frequentava lo stesso liceo romano di Montezemolo, il Massimiliano Massimo, secondo i ricordi di un ex compagno di classe, l’orafo Giuseppe Petochi: «Mario era molto bravo in latino e matematica, uno di quelli che quando sei in difficoltà ti aiutano».

Chi assolutamente non faceva copiare era Silvio Berlusconi anche se, a modo suo, dava lo stesso l’aiutino scolastico ai compagni dell’istituto dei Salesiani di Milano.Tempo fa girava la voce che, al liceo, l’attuale leader dell’opposizione vendeva ai bisognosi i suoi compiti. Leggenda smentita da uno dei fedelissimi del Cavaliere, l’ex viceministro Guido Possa che con Berlusconi ha condiviso gli anni della scuola : «Era bravo soprattutto nelle materie umanistiche, ma non è vero che vendeva i compiti in classe. Piuttosto, era molto generoso. Non ti faceva copiare, ma era sempre pronto a spiegarti le versioni che non capivi. Il professore di Lettere, che si chiamava Strapazzon, era molto severo e tutti chiedevamo aiuto a Silvio». Chi non ha problemi ad ammettere le copiature a scuola è Isabella Rossellini. Lei lo ha messo nero su bianco nella sua autobiografia Qualcosa di me.

Per l’attrice il copiare era una questione di famiglia: «Copiavo i compiti di mia sorella gemella Ingrid. Ogni volta che la maestra mi chiamava per interrogarmi, lei scoppiava a piangere per il pubblico sfoggio della mia ignoranza. Quando mi ammalai, perdendo un anno di scuola e poi ritrovandomi in classe senza di lei, la mia carriera scolastica andò a farsi benedire». E chi pensa che copiare sia solo cosa da fannulloni o presunti furbi, dovrebbe leggersi un articolo della rivista americana Science. Quello che spiega come David Hilbert, uno dei più grandi matematici del secolo scorso, abbia copiato da altri per i suoi lavori sulla relatività generale. Hilbert però era un genio e per copiare aveva scelto il massimo: Albert Einstein.

Roberto Rizzo

31 maggio 2007 da www.corriere.it

Pubblicato in:  on Maggio 31, 2007 at 12:08 pm Lascia un Commento

Tormentone dell’estate?

Frangetta – Milano is burning

Sta spopolando in internet, riproposta da radio Deejay, descrive il gergo e la gioventù della Milano d’oggi.

Corsico is burning

L’alter ego della canzone, chi abita in periferia.

 

«Vado in Ticinella, ho il Mac, scarico i film»

 

Dicesi «tormentone» una canzone che viene proposta da radio e tv fino alla nausea. Fino al punto che tutti la conoscono a memoria, anche i più disinteressati. In estate il genere prolifica: esempio più lampante degli ultimi anni «Dammi tre parole: sole, cuore e amore», ritornello di Valeria Rossi che nel 2001 spopolò tra gli italiani in vacanza al mare, per poi scomparire con la sua autrice.
Non è cambiato granché da allora, a parte il fatto che oggi sempre più tormentoni nascono su Internet, merito quasi sempre di MySpace e YouTube, magici strumenti capaci di regalare notorietà ad anonimi a caccia di successo. Resta il fatto che più mezzi di comunicazione si sfruttano, più è facile farsi conoscere: è il dogma della sovraesposizione.La protagonista del videoclip «Frangetta», in uscita a breve

Lo sa bene Davide Colombo, già noto a Milano come il creatore di un sito, www.ildeboscio.com, e di una linea di magliette che ironizzano sul mondo dei «fighetti» milanesi. Con lo stesso spirito qualche settimana fa Colombo ha messo online un brano intitolato «Frangetta», nato – spiega lui stesso – «dall’osservazione dello stereotipo della ventunenne-tipo milanese». Ovvero quella che, parafrasando alcune strofe della canzone, fa filosofia in Statale, si mette gli occhiali grossi, fa la copy, va ai party di Mtv, va al Rocket, al Plastic e al Gasoline, ha la frangetta (da qui il titolo del brano), ha il Macintosh, usa Fastweb per scaricarsi i film di Antonioni. Lo spirito sarcastico del pezzo è chiaro. Divertiti, i navigatori, hanno dato il via al tam-tam mediatico: basta inserire «Milano is burning» (altro titolo associato a «Frangetta») nel motore di ricerca Google per ottenere una lunga lista di pagine web in cui il brano viene citato, nel bene e nel male.

Non solo: «Frangetta» è finita nelle mani di Linus, che la sta trasmettendo a ripetizione su Radio Deejay (vedi www.youtube.com). E che ha persino lanciato una sfida: mandateci versioni dedicate ad altre città, le manderemo in onda (www.deejay.it). Detto fatto: in men che non si dica l’emittente ha ricevuto da un certo Zkthaman «Corsico is burning» (vedi www.youtube.com). Stessa base elettronica, ma testo incentrato, questa volta, sulle abitudini di chi abita in periferia. Di chi – come recita la canzone – vive nelle case popolari, ha la licenza media, si mette le All Star di tela, al Rocket e al Plastic non lo fanno entrare, Fastweb non gli arriva, ha un computer imballato pieno di virus e si scarica i film di Abatantuono (ascolta su www.myspace.com). Il dibattito si accende: meglio l’originale o la copia? Quel che è certo è che i due pezzi sono un ritratto, se pur costruito a suon di luoghi comuni, di due stili di vita. E mentre la gente discute gli autori si godono i loro quindici minuti di celebrità. Prima notizia: non ci è dato sapere per quale etichetta discografica, ma pare che «Frangetta» finirà anche su cd.

Nel frattempo ha iniziato a girare in Rete e non solo un altro potenziale tormentone nato a Milano: «Limonare», singolo dei Crookers, duo formato dai dj Phra e Bot (www.myspace.com/crookers), realizzato in collaborazione con La Pisa e il rapper Bassi Maestro. Ritornello: «Voglio solo limonare, limonare, limonare!». Ossia pomiciare, nel gergo dei giovani. Accompagnato da un video girato nel quartiere Bovisa e già trasmesso da Mtv, il pezzo sarà disponibile prossimamente sul music store di Radio Deejay, che lo ha mandato più volte in onda e che ha ospitato Crookers e soci circa una settimana fa (www.deejay.it). La distribuzione digitale sarà curata in esclusiva da Kiver (www.kiver.com). Intanto su blog e forum il passaparola è cominciato. E su www.myspace.com un navigatore ha definito il brano «un inno generazionale». A breve l’ardua sentenza.

Raffaella Oliva

25 maggio 2007 da www.corriere.it

 

Pubblicato in:  on Maggio 26, 2007 at 11:22 am Lascia un Commento