Grande testimonial

hitlerpizzahitlerpizzaMeglio Hitler o il Papa per pubblicizzare la pizza? 

AUCKLAND (NUOVA ZELANDA) – Pensavano di essere ironici, ma si sono attirati lehitlerpizzahitlerpizza critiche non solo della comunità ebraica neozelandese, ma anche di numerose organizzazioni internazionali. È la vicenda che ha visto come protagonista la catena neozelandese “Hell Pizza”(Pizza Inferno) che ha avuto la brillante idea di reclamizzare le proprie pizze con spot e cartelloni pubblicitari su cui era impressa l’immagine di Hitler. Nella pubblicità compariva l’ex dittatore tedesco che eseguiva il saluto nazista con una fetta di pizza e reclamizzava il prodotto con un abile gioco di parole: «È possibile far credere alle persone che il paradiso sia l’inferno».

PROTESTE – Dopo le prime accese proteste, la “Hell Pizza” ha subito ritirato lo spot pubblicitario e i cartelloni con l’immagine del Fuhrer sostituendo l’imbarazzantehitlerpizzahitlerpizza testimonial con un personaggio molto apprezzato e amato dalla comunità internazionale, Papa Benedetto XVI. La catena ha inoltre sottolineato che con questa réclame non voleva affatto offendere la sensibilità ebraica, ma cercava solo di ridicolizzare l’immagine di Hitler. «Se qualcuno ride guardando Hitler fare il saluto nazista con una pizza in mano, si toglie tutto il potere alla sua ideologia» ha cercato di giustificarsi Mirk MacGibbon responsabile della discussa campagna pubblicitaria

RECLAME – Tuttavia le polemiche non sono terminate. Molti cittadini neozelandesi hanno trovato di cattivo gusto anche la nuova pubblicità con il Papa. In essa si vede il Sommo Pontefice con un pezzo di pizza in mano che dice: «L’inferno è reale ed eterno». Non è la prima volta che la catena “Hell Pizza” scatena le proteste dei cittadini neozelandesi: negli anni passati infatti ha commercializzato sette diverse pizze che sono state chiamate come i sette peccati capitali. Inoltre per promuovere la vendita della pizza legata al peccato della lussuria, la compagnia spedì ai potenziali acquirenti dei preservativi: «Sicuramente quella fu la più controversa campagna pubblicitaria che noi abbiamo fatto» assicura MacGibbon

Francesco Tortora

28 agosto 2007 da http://www.corriere.ithttp://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/08_Agosto/27/pizza_hitler_nuova_zelanda.shtml

Pubblicato in: on agosto 28, 2007 at 6:08 pm  Commenti (1)  

Professionalita’

professionalita’

Pubblicato in: on agosto 28, 2007 at 6:03 pm  Lascia un commento  

La rivincita delle oche

Flotta di papere di gomma cerca di invadere la Gran Bretagna

LONDRA – Una flotta di quasi 30mila paperelle di gomma sta puntando verso le coste dell’Inghilterra. I primi sbarchi sono previsti entro i prossimi due mesi, dopo un viaggio di oltre 27mila chilometri, durato ben 15 anni e mezzo. Era, infatti, la fine di gennaio del 1992 quando la nave cargo che trasportava questi “Friendly Floatees” perse il suo colorato carico di pennuti di gomma (ma c’erano anche tartarughe, castori e rane) in pieno Oceano Pacifico a causa di una tempesta. La spedizione, appena uscita da una fabbrica di Hong Kong, era destinata alla “The First Years Inc.” di Tacoma, Washington, ma tre containers finirono in mare aperto e, rompendosi a contatto con l’acqua, liberarono i 30 mila animaletti di plastica e gomma che di solito fanno compagnia ai bambini durante il bagnetto e che da allora stanno, invece, vagando per il globo seguendo le correnti marine. Ma non sono soli in questo viaggio.

MONITORAGGIO – Dalla sua base di Seattle, infatti, l’oceanografoamericano Curtis Ebbesmeyer li ha tenuti costantemente monitorati, seguendone gli spostamenti sulla cartina geografica e ricostruendo tutto il percorso compiuto fino ad oggi. Stando allo studioso, che al progetto sta dedicando gli anni della sua pensione, una volta finita nell’oceano, l’armata delle paperelle si sarebbe divisa: due terzi avrebbero puntato decise verso sud e, oltrepassati i tropici, sarebbero finite sulle spiagge dell’Indonesia, dell’Australia e del Sud America.

UN MIGLIO AL GIORNO – Altre 10mila circa sono invece state spinte a nord e quelle che sono riuscite a passare attraverso lo Stretto di Bering (che divide la Russia dall’Alaska), “sopravvivendo” alle gelide correnti del circolo polare e alle collisioni con qualche iceberg modello Titanic, dopo otto anni sono finalmente arrivate nell’oceano Atlantico, viaggiando alla velocità di un miglio (poco più di un chilometro e mezzo) al giorno. Era, infatti, il 2000 quando i primi “Friendly Floatees” vennero avvistati nelle fredde acque dell’Atlantico del nord: impossibile confonderli, anche perché avevano la scritta “The First Years” ben visibile.

TAGLIA DI 100 DOLLARI – Da qui, nel 2003, l’idea dell’azienda americana di mettere una “taglia” di 100 dollari (circa 75 euro) sulle paperelle. Chiunque ne avesse trovata una originale e l’avesse spedita al quartier generale di Tacoma, avrebbe ricevuto il denaro in cambio. Ovviamente, con il passare degli anni, il sole e il sale dell’acqua hanno scolorito il giallo delle papere (ma anche il blu delle tartarughe, il verde delle rane e il rosso dei castori), come pure il “marchio di fabbrica” della casa madre, ma riuscire ad individuarle dovrebbe sempre risultare abbastanza semplice. Ecco perchè Ebbesmeyer allerta i “cacciatori” inglesi: «Stando ai miei calcoli – ha detto al “Daily Mail” – nei prossimi due mesi le papere dovrebbero invadere le coste dell’Inghilterra. Penso che le prime ad essere interessate saranno le spiagge della Cornovaglia e quelle dell’Irlanda del sud». paperella.jpg

MANIE DA COLLEZIONISTI E RICERCHE SCIENTIFICHE – Oggi la saga delle paperelle scampate alla tempesta non è solo finita in due libri per bambini, ma ha anche stuzzicato l’interesse dei collezionisti di tutto il mondo, disposti a pagare oltre 740 euro per quei buffi naufraghi di plastica colorata. Al di là dell’aspetto ludico o commerciale, però, la storia di questo viaggio globale che dura da tre lustri ha permesso agli esperti di studiare i cambiamenti climatici del globo. Conferma Simon Boxall, del Centro nazionale Oceanografico di Southampton, al Times: «Seguendo le papere di gomma attorno al mondo, abbiamo tracciato il percorso delle correnti, che sono quelle che determinano poi il clima e visto che la plastica può durare 100 anni, la nostra speranza è che questa avventura possa continuare ancora a lungo. Per questo, invitiamo tutti i vacanzieri a tenere gli occhi bene aperti quando sono in mare».

Simona Marchetti

28 giugno 2007 da www.corriere.it

Pubblicato in: on giugno 28, 2007 at 5:47 pm  Commenti (2)  

Se voi foste il giudice…

Vallettopoli o settimana enigmistica?

MILANO – Nuovo capitolo nell’inchiesta su «Vallettopoli». Il pubblico ministero di Milano Frank Di Maio ha iscritto nel registro degli indagati tre starlette – Alessia Fabiani, Ayda Yespica, Ana Laura Ribas – oltre al «tronista» della trasmissione televisiva «Uomini e donne» Francesco Arca. Le accuse sono di favoreggiamento e false dichiarazioni al pm. Lo hanno riferito fonti giudiziarie, aggiungendo che le accuse per i quattro sono relative a cessioni di droga in locali milanesi e in abitazioni private.
NUOVO FILONE – Si tratta di un nuovo filone dell’inchiesta milanese sui presunti ricatti ai vip, dopo che venerdì scorso il pm di Milano ha chiuso le indagini per cinque indagati tra cui il fotografo Fabrizio Corona e l’agente di molte star della tv Lele Mora.

I RACCONTI – Le accuse alle tre starlette e all’ex tronista si reggono su quanto dichiarato a verbale da Pietro Tavallini, imputato nel troncone principale dell’inchiesta sulle cessioni di coca. Non si tratterebbe di spaccio vero e proprio ma di dosi di stupefacente cedute per ingraziarsi donne del mondo dello spettacolo. «Confermo di avere fatto uso di cocaina insieme ad Aida Yespica, tale Manolito e Walter Agostoni all’interno della discoteca The Club in una specie di sgabuzzino vicino ai bagni fuori dal privè, credo nell’autunno del 2006» racconta Tavallini il 5 aprile scorso davanti al magistrato della procura di Milano. coca.jpg

Poi Tavallini continua: «Ricordo con esattezza che in un’occasione nel bagno del privè della discoteca Hollywood eravamo io, Ana Laura Ribas e Aida Yespica. Qualcuno di noi, ma non ricordo chi, tirò fuori la cocaina e la consumammo tutti e tre insieme, anzi era presente una quarta persona anche se proprio non riesco a ricordarne l’identità. Accadde nell’ottobre del 2006 in prossimità della settimana della moda a Milano». Aida Yespica e Ana Laura Ribas, invece, a verbale negano su tutta la linea di aver fatto uso di cocaina. Yespica spiega di conoscere Tavallini, di sapere che il giovane faceva uso di coca ma di non aver mai assunto nulla insieme a lui. Le versioni delle due showgirl, però, non coinciderebbero del tutto: una, Ana Laura Ribas, nega di aver mai consumato cocaina ma riferisce che l’altra, Aida Yespica, è una consumatrice abituale. Quest’ultima afferma che chi l’ha indicata come consumatrice (tra cui la Ribas, la showgirl Belen Rodriguez e un indagato, Walter Agostoni) mente. Questa una delle circostanza per cui le due vallette sono state indagate dal pm di Milano Frank Di Maio, con le accuse di false dichiarazioni al pm e favoreggiamento. «Non ho mai visto nessuno fare uso di sostanze stupefacenti all’interno del privè dell’Hollywood», metteva a verbale, sentita come testimone il 5 aprile scorso, la Ribas. Nel corso dei suoi interrogatori, Tavallini aveva parlato di uno «smisurato consumo» nel privè della discoteca.

25 giugno da www.corriere.it

Pubblicato in: on giugno 25, 2007 at 7:20 pm  Commenti (2)  

Chiesa “vigile”

Una scuola guida spirituale per autisti peccatori

CITTA’ DEL VATICANO- Aumenta ogni giorno una categoria di peccatori sempre più incalliti e allo stesso tempo inconsapevoli: sono gli automobilisti, i motociclisti, gli adolescenti a bordo di ciclomotori e city-car, che hanno ormai trasformato le strade del mondo in un palcoscenico «di prepotenza, violenza, egoismo, omicidi, bestemmie».
Il fenomeno preoccupa talmente la Chiesa cattolica che il Vaticano, attraverso il suo Pontificio Consiglio per la Pastorale dei migranti e gli itineranti, ha deciso di pubblicare oggi un documento dedicato proprio al popolo della strada, diviso in quattro categorie: viaggiatori, prostitute, bambini senza famiglia e barboni. Il testo è stato presentato oggi dal card. Raffaele Martino, Presidente del Consiglio per i migranti, e da mons. Agostino Marchetto, segretario dello stesso organismo. Nel primo capitolo quello dei viaggiatori, la Santa Sede stila una sorta di scuola-guida spirituale:si comincia con le raccomandazioni di base. papavigile.jpg

«Il ricorso ai nostri intercessori celesti – si legge nel manualetto di 58 pagine – non deve far dimenticare l’importanza del segno della croce, fatto prima di iniziare un viaggio». Ma anche recitare il rosario tutti insieme, durante le lunghe percorrenze, servirà a «sentirsi immersi nella presenza di Dio, a rimanere sotto la sua protezione». E di protezione divina , il Vaticano sottolinea la grande importanza dato che nel solo 2000 sono morte 1 milione e 260 mila persone, in incidenti stradali di cui il 90 per cento dovuto ad «errore umano». I veicoli , ammonisce la Santa Sede, «anzichè servire in modo prudente ed etico per la convivenza, la solidarietà e il servizio degli altri», sono spesso trasformati in strumento di «abuso», di «dominio»sugli altri. di sfoggio di potere e denaro. «I comportamenti poco equilibrati variano a seconda delle persone e delle circostanze: mancanza di cortesia, gestacci, imprecazioni, bestemmie, perdita del senso di responsabilità, violazioni deliberate del codice della strada», spiega il codice vaticano. «Vi sono altresì i casi di guida senza abilità fisica o capacità mentale, per l’abuso di alcool e di altri stimolanti o droghe, per stati di spossatezza o sonnolenza», aggiunge. «Vi è il pericolo derivante dalle minimacchine (citycar) affidate a giovanissimi e adulti privi di patente, e quello dell’uso spericolato dei ciclomotori e delle motò.

La Chiesa oltre ad impegnarsi in prima persona nell’educazione stradale, attraverso cappelle lungo le autostrade, preti negli autogrill e nei luoghi di sosta, sacerdoti ai raduni automobilistici e motociclistici, invita le autorità dello Stato a fare di più per prevenire gli incidenti e le inciviltà della strada. Ricordando a chi guida il comandamento basilare del decalogo: «non uccidere».

19 giugno da www.lastampa.it

Pubblicato in: on giugno 19, 2007 at 3:52 pm  Commenti (1)  

Aereo fantasma

E Battiato rimase a piedi

ROMA – Il musicista Franco Battiato, che doveva partecipare a una conferenza stampa a Roma, è rimasto bloccato all’aeroporto di Catania. L’aereo Alitalia, per cui aveva acquistato il biglietto su web, semplicemente non esisteva. Entrerà solo tra 15 giorni nell’operativo della compagnia di bandiera. alitalia.jpg

A rendere noto il «disservizio» è stato il cantautore Pippo Pollina che, assieme a Daria Bonfietti, presidente dell’associazione delle vittime di Ustica, ha tenuto un incontro con la stampa per annunciare lo spettacolo di teatro-canzone «Ultimo volo. Orazione civile per Ustica» la cui prima avrà luogo a Bologna il 27 giugno. battiato.jpg

«Battiato e il filosofo Manlio Sgalambro – ha raccontato Pollina – dovevano prendere un aereo Alitalia. Avevano acquistato il biglietto sul sito della compagnia di bandiera, da Catania a Roma». Quando sono arrivati all’aeroporto di Fontanarossa si sono trovati in compagnia di un’altra cinquantina di aspiranti passeggeri. Mancava però l’aereo. Il disguido è stato chiarito. «Sul sito web – ha concluso il cantautore – era possibile acquistare il biglietto di un volo fantasma che, in effetti, sarà operativo solo tra 15 giorni». Battiato e Sgalambro hanno dovuro così rinunciare alla conferenza stampa perchè il successivo aereo sarebbe arrivato troppo tardi nella capitale.

18 giugno 2007 da www.corriere.it

Pubblicato in: on giugno 18, 2007 at 11:21 pm  Commenti (1)  

1984/3

Maturità in video-collegamento e genitori spia

L’esame? Che ci vuole. Una mini videocamera nel bottone della camicia, collegata con uno schermo da 32 pollici «sdraiato» sui sedili posteriori di una jeep fuori sul marciapiede della scuola, tre amici complici dentro con i libri di testo, auricolari e la reperibilità del tecnico delle cimici.

A patto d’avere tutto questo, il resto è un gioco da liceali. Appunto. Alessandro, il direttore delle vendite in un defilato negozietto (Spytech) sulla collina dei Parioli, ancora se la ride. «Quando ho visto quella scena mi sono detto che avevo creato un mostro». Al mostro, un liceale sicuro di non riuscire con le proprie forze ad affrontare il compito in classe, non è rimasto che far scorrere davanti al video-bottone il foglio coi quesiti, mentre gli amici che lo dirigevano dalla jeep («Ecco, un po’ giù, lento, ora a sinistra, ecco, bravo, sta’ fermo!») ricopiavano dallo schermo collegato all’accendisigari con un inverter per trasformare i 12 volt nei 220 necessari a illuminare l’immagine. Ancora qualche minuto di amichevole trust di cervelli sulle risposte, prima di scandirle con la trasmittente nell’orecchio del mostro (di bravura, hanno certificato gli sbigottiti insegnanti). Esame sotto dettatura audio-video. «L’unico intoppo fu che non riuscivano a accendere l’lcd, il visore. Mi chiamarono trafelati, quando arrivai rimasi a bocca aperta. Collegai un filo e… tac». Nei concorsi pubblici il sistema non funziona. «Ci sono fuori i carabinieri con lo scanner». Alessandro giura che la stagione degli esami gli manda alle stelle le vendite di auricolari e candid camera. Nessuno vuole rovinarsi il mare con una bocciatura e se la tecnologia fa il miracolo di concentrare un pasto in una pillola di calorie, perché mai non dovrebbe trasformare un asino in un’aquila? Metamorfosi moderne. Alessandro è capace di estrarre dal cilindro della sua bottega un armamentario completo della spia fai-da-te. Cartellini spiegano che l’uso improprio di alcuni strumenti può violare la legge sulla privacy. «Io vendo, l’uso m’interessa solo per capire ciò che vuole il cliente. Arrivano dicendo che sono qui per un amico che… sai… si vergogna… Alla fine la verità salta fuori e possiamo cominciare a ragionare».

Nelle vetrine gli oggetti più comuni nascondono l’occhio di una telecamera che ti guarda attraverso un forellino di meno di un millimetro, o una microspia che ti ascolta come il timpano di un pidocchio: calcolatrici, pacchetti di sigarette, coste di libri, orologi a muro, cappelli col sottofondo, manici di ombrelli svitabili, ciabatte a parete, penne, occhiali, mouse di computer… L’insidia si annida ovunque. La più perfida è quella inoculata attraverso un programma nello spyphone, un telefono-spia. Un normalissimo telefonino diventa così un TP, Target Phone, un telefono-bersaglio, semplicemente programmandolo per inviare a un numero predefinito la copia degli sms in entrata e in uscita, i riferimenti della cella a cui è agganciato per individuare la posizione di chi lo usa, e il messaggio di accensione. Se sganci duemila dollari per l’apparecchio e lo regali a tua moglie o a tuo figlio, loro sono tutti contenti e da quel momento sono anche fregati, perché con un sms invisibile ricevono un codice che ti consente, da un altro telefonino, il tuo, di inserirti in qualsiasi momento nelle loro conversazioni («Al massimo – ammette coscienzioso Alessandro – puoi avvertire un bip»), e addirittura attivare lo spyphone come microfono ambientale con raggio d’azione illimitato, perché gsm. Commento: whow! «L’unico svantaggio rispetto alla microspia tradizionale è la qualità del segnale. La microspia in un pacchetto di sigarette è più sensibile: anche se infilata nella tasca di un cappotto chiuso dentro un armadio, becca quel che dici alla perfezione». Un altro whow! Se poi la microspia è collegata alla presa con una finta ciabatta, può trasmettere in continua con un raggio di mezzo chilometro. «L’utilizzo? A volte faccio finta di non sentire. Però spesso è a fin di bene, per esempio per vigilare sui figli minorenni. Non è facile, i diciassettenni di oggi sono più smagati dei genitori, e anche le mogli. Se il cliente è un imbranato e non riesce a impiantare due fili, arrivo io, mi presento come idraulico, elettricista, e sistemo tutto in due minuti. I peluche con le microcamere negli occhi collaudano le babysitter. So di alcune, pizzicate a chiudere a chiave la porta la mattina e riaprirla la sera poco prima del ritorno dei genitori».

Ci sono i datori di lavoro che inquadrano la cassa per le sottrazioni di contante. E i guardoni, i voyeur. «La mia ragazza lo sa che quando andiamo in un albergo la prima mezz’ora ho da fare, il giorno che la bonifica mi dà esito positivo abbiamo vinto due mesi di vacanza gratis!». Infine, c’è lo spionaggio industriale tra avvocati, commercialisti, imprenditori. E sfizi come il voice changer, che ti manda la voce in falsetto facendoti donna o bambino. Sul fronte della difesa, la linea illegale dei taser, gli storditori elettrici, sta qui per bellezza, come le valigie antirapina che in America scaricano addosso allo scippatore fino a tre scariche da 100 mila volt l’una («Non di più, sennò l’ammazzi»), o i Jammer, che inibiscono tutti i segnali gsm dei paraggi. Come per George W. Bush. Può addirittura capitare di fare, senza saperlo, concorrenza a se stessi. Un cliente deluso è tornato da un collega di Alessandro protestando che la registrazione era piena di «zot!», poi si è scoperto (per via della società fatturata) che la moglie aveva acquistato dallo stesso fornitore i disturbatori di segnale, bonificatori che mandano suoni su frequenze da sordi, accecando le cimici. Non sarebbero inutili nelle aule della maturità. Rilevatori di radiofrequenze in mano ai professori? Whow!

Marco Ventura

16 giugno 2007 da www.lastampa.it

Pubblicato in: on giugno 16, 2007 at 12:46 pm  Lascia un commento  

Iscriviti subito

Rivolto a laureati e non, e giovani imprenditori

manifesto-copy1.jpg

 

Pubblicato in: on giugno 14, 2007 at 6:25 pm  Commenti (1)  

Napoli,Tirana non ti batte.

Bush, l’orologio se lo sarebbe messo in tasca

La notizia che l’orologio del presidente Usa George W.Bush, un Timex da 50 dollari, sarebbe stato rubato dal suo polso in Albania, durante la sua visita di questa settimana sono state smentite fin da subito sia dall’ambasciata Usa a Tirana, dalla polizia albanese e dallo stesso portavoce del presidente, Tony Snow.
Ma il video è stato visto da centinaia di migliaia di utenti in rete. E allora, dov’è finito l’orologio che nelle riprese televisive prima c’è e poi scompare? La stessa scena è stata mostrata da un’altra angolazione, ripresa dalle telecamere dell”emittente americana NBC, e mostrano che il presidente si toglie l’orologio con la mano destra per riporlo nella tasca dei pantaloni. Il timore che gli venisse rubato, evidentemente, c’era tutto.

Elmar Burchia

14 giugno 2007 da www.corriere.it

Pubblicato in: on giugno 14, 2007 at 1:18 pm  Lascia un commento  

Priebke libero per andare al lavoro

priebke.jpeg

da www.gago.splinder.com

Pubblicato in: on giugno 14, 2007 at 12:51 pm  Commenti (2)  
Follow

Get every new post delivered to your Inbox.